REVERSE HORROR – Quando il mostro sei tu

Il Reverse Horror, o reverse horror game, è un sottogenere dell’horror che ribalta completamente il ruolo del giocatore. In un classico gioco horror, sei tu a essere vulnerabile: qualcosa ti insegue, hai poche risorse e ogni porta chiusa potrebbe nascondere una pessima sorpresa. Nel Reverse Horror succede il contrario.

Il mostro sei tu. O, almeno, sei la creatura più pericolosa presente nella stanza.

Cos’è il Reverse Horror?

Il Reverse Horror prende le atmosfere, i mostri e molte delle situazioni tipiche dell’horror, ma cambia il punto di vista. Invece di cercare disperatamente di sopravvivere a una minaccia, il giocatore controlla proprio quella minaccia. L’obiettivo può essere terrorizzare, cacciare o eliminare altri personaggi, spesso sfruttando poteri e abilità che in un normale gioco horror apparterrebbero al nemico.

Il risultato è un’esperienza curiosa: riconosci tutti gli elementi dell’horror, ma questa volta non sei tu a dover nascondersi nell’armadio.

L’horror visto dall’altra parte

La forza del Reverse Horror sta proprio nel ribaltamento della prospettiva. Un corridoio buio, ad esempio, in un survival horror è un luogo da attraversare con estrema cautela. Nel Reverse Horror può diventare il posto perfetto in cui aspettare la prossima vittima.

Anche le meccaniche cambiano. Invece di gestire munizioni limitate e cercare vie di fuga, il giocatore può utilizzare sensi sovrumani, trasformazioni, velocità o altri poteri per inseguire chi cerca di scappare. Le regole dell’horror restano riconoscibili. Cambia solo chi ha paura.

Il confine con il gioco d’azione

Non tutti i giochi in cui controlliamo un personaggio potente possono essere definiti Reverse Horror. Il punto fondamentale è l’intenzione: il gioco deve mantenere, almeno in parte, l’immaginario e le dinamiche dell’horror, facendo percepire gli altri personaggi come prede. Se controlli un supereroe e sconfiggi dei nemici, stai probabilmente giocando a un action.

Se controlli una creatura che si muove nell’ombra mentre degli umani cercano disperatamente di capire cosa li stia cacciando, siamo decisamente più vicini al Reverse Horror.

Alcuni esempi nel mondo dei videogiochi

Uno degli esempi più interessanti è Carrion (qui la nostra recensione), in cui il giocatore controlla una creatura amorfa che fugge da un laboratorio divorando gli esseri umani che incontra. La situazione è praticamente quella di un classico film horror fantascientifico, solo che questa volta controlli la cosa che normalmente cercheresti di evitare.

Anche alcuni giochi asimmetrici sfruttano questa idea. In Dead by Daylight, ad esempio, chi controlla il Killer vive un’esperienza molto diversa da quella dei Sopravvissuti, trasformando la partita in una caccia.

Il Reverse Horror, però, non deve per forza significare essere invincibili. Alcuni giochi mantengono comunque dei limiti e delle vulnerabilità, perché anche un mostro con troppi poteri rischia di diventare meno interessante da giocare.

Una curiosità: essere potenti non significa smettere di avere paura

Il ribaltamento dell’horror funziona soprattutto perché cambia il tipo di tensione. Non hai più paura di essere scoperto da qualcosa. Puoi invece provare la tensione della caccia: scegliere quando attaccare, capire dove si trova la preda e sfruttare l’ambiente a tuo vantaggio.

È un tipo di suspense diverso, più vicino a quella di un predatore che a quella di una vittima.

Perché il Reverse Horror affascina?

Il Reverse Horror prende una delle emozioni più importanti del genere, la paura, e la gira completamente. Ti permette di entrare nella testa del mostro e di guardare le classiche situazioni horror da un’altra prospettiva. Quello che prima era il pericolo diventa il tuo strumento, mentre quelli che normalmente sarebbero semplici personaggi di contorno diventano le persone che stanno cercando disperatamente di sopravvivere a te.

E forse è proprio questo il suo fascino: dopo anni passati a chiederti cosa si nascondesse nel buio, finalmente puoi scoprire cosa si prova a essere quello che vive dentro il buio.

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