Cosa può lasciare un videogioco che dura appena quattro ore? In alcuni casi, poco. In altri, come Arise: A Simple Story, moltissimo. Questo titolo dello studio di Barcellona Piccolo Studio non punta alla complessità del gameplay o alla sfida tecnica, ma a un’esperienza intensa e toccante, capace di parlare direttamente alle emozioni. È un racconto senza parole, dove immagini, musica e atmosfere si intrecciano per dare vita a una riflessione profonda sul senso della vita, sul tempo e sui ricordi.
Un inizio che è una fine
La storia di Arise si apre con la morte del protagonista, un uomo senza nome che si ritrova su una montagna innevata: cielo bianco, terra bianco, un aldilà sospeso e silenzioso. Da qui inizia un viaggio attraverso i suoi ricordi, frammentati in dieci capitoli che ripercorrono momenti di gioia e dolore, amore e perdita, amicizie, solitudine, separazioni e lutti. Un racconto che, senza mai usare una parola, ci invita a riflettere sugli alti e bassi della vita, sul tempo che passa e sull’inevitabilità del destino.

Raccontare senza parole
Arise rinuncia completamente a testi e dialoghi, lasciando che siano le immagini, le animazioni e la musica a guidare l’interpretazione. Ogni capitolo è un “mini-mondo” legato a un ricordo preciso, con ambientazioni e colori che ne riflettono le emozioni. Ma ciò che colpisce di più è il modo in cui il gioco ci mette nella condizione di scegliere cosa sentire: possiamo soffermarci su un paesaggio e provare nostalgia, o proseguire oltre lasciandoci cullare dalla serenità di un momento di gioia; possiamo rallentare per assaporare la malinconia di un ricordo o accelerare per non restare troppo a lungo in un dolore. Questa libertà emotiva rende ogni partita personale e unica.
Il silenzio delle parole lascia spazio a un linguaggio fatto di luce, colore e musica, che non impone un’interpretazione ma ci invita a trovarne una nostra. È un racconto che non si limita a emozionare: ci accompagna, mano nella mano, dentro i nostri stessi ricordi, costringendoci a confrontarci con ciò che di più umano abbiamo.

Il tempo nelle nostre mani
Il cuore del gameplay è la manipolazione del tempo: possiamo far scorrere le ore o le stagioni avanti e indietro, modificando radicalmente l’ambiente. Alberi che fioriscono o si spogliano, fiumi che si ghiacciano, giorni che diventano notti: tutto cambia in base a come decidiamo di vivere il momento. Il rovescio della medaglia è che, per i giocatori più esperti, la meccanica rischia di risultare ripetitiva: le azioni richieste non variano molto tra i capitoli, anche se il contesto emotivo e visivo è sempre diverso. Non mancano alcuni nei: in certe sequenze platform la telecamera fissa e l’uso di palette cromatiche troppo uniformi possono ingannare la percezione delle distanze, causando salti a vuoto più frequenti del previsto. Sono inciampi lievi, in ogni caso, perché i checkpoint ben calibrati consentono di riprendere subito il viaggio, mantenendo intatta la fluidità dell’esperienza.

Un’esperienza per tutti i sensi
L’impatto visivo è accompagnato da una colonna sonora eccezionale, firmata da David García Díaz, capace di intrecciare archi e pianoforte in motivi delicati e struggenti, che si adattano perfettamente alle emozioni del protagonista — e, di riflesso, alle nostre. La musica non è solo di accompagnamento: è parte integrante del racconto, una voce invisibile che parla direttamente ai sentimenti.
Arise: A Simple Story è un’esperienza breve ma intensa, più vicina a un ricordo vissuto che a un semplice videogioco. Non punta a sfidare le nostre abilità, ma a farci vivere un’emozione, una riflessione, un momento di umanità. Un titolo che si finisce in poche ore, ma che resterà con voi per molto, molto più a lungo.
Se vi abbiamo incuriosito trovate il gioco qui.
Titolo: Arise: A Simple Story – Definite Edition
Sviluppatore: Piccolo Studio
Editore: Untold Tales
Piattaforma giocata: Nintendo Switch
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