LO SQUALIFICATO – Nell’abisso dell’animo umano

Il manga Lo Squalificato di Usamaru Furuya è un’opera intensa e spietata, che porta su carta le angosce e il senso di alienazione del romanzo di Osamu Dazai. Attraverso uno stile grafico potente e una narrazione che alterna lucidità e disperazione, Furuya riesce a trasporre la devastante parabola esistenziale del protagonista, amplificando il pathos con un tratto dettagliato e atmosfere cupe. Lo Squalificato non è solo la storia di un uomo che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo, ma un viaggio nell’abisso della psiche umana, dove ogni tentativo di riscatto si trasforma in un passo ulteriore verso l’annientamento.

La storia segue Yōzō Ōba, un uomo incapace di integrarsi nella società e di comprendere appieno le emozioni umane. Sin da giovane si rifugia in una maschera di allegria e comicità per nascondere il proprio disagio interiore, ma questa facciata si sgretola man mano che scivola in un vortice di autodistruzione fatto di dipendenze, relazioni fallimentari e disperazione. Attraverso il racconto in forma di diario, scopriamo i dettagli della sua esistenza tormentata, mentre la narrazione ci immerge nel suo mondo di angoscia e solitudine.

I temi dell’opera

L’opera si concentra su una figura tragica, un uomo che non riesce a trovare un senso alla propria esistenza e si percepisce come irrimediabilmente escluso dal mondo. Yōzō non è un semplice antieroe, ma un’anima spezzata che lotta contro la propria incapacità di comprendere e connettersi con le emozioni umane. Nonostante i suoi tentativi di migliorarsi e trovare un posto nella società, ogni passo avanti si trasforma in un’illusione destinata a infrangersi, condannandolo a un circolo vizioso di fallimento e autodistruzione.

Il titolo stesso, Lo Squalificato, riflette questa condizione di alienazione: Yōzō si considera indegno di vivere come un vero essere umano, incapace di conformarsi alle regole e alle aspettative sociali, un vero e proprio squalificato dalla propria vita. La sua progressiva perdita di ogni speranza è riassunta perfettamente nella frase: “Per me non esistono più né felicità né tristezza. Semplicemente tutto scorre.” : un risultato ad una vita con sporadici tentativi di rivalsa alternati ad un’apatia ricorrente, ad un continuo subire gli eventi tragici che bussano alla sua porta. Si percepisce il completo svuotamento emotivo del protagonista, ormai rassegnato a un’esistenza in cui persino la sofferenza ha perso significato.

Il suo rapporto con gli altri esseri umani è altrettanto complesso e tormentato. In particolare, Yōzō vive le sue relazioni in modo contraddittorio: cerca disperatamente di adattarsi, spesso manipolando e sfruttando le persone intorno a lui, ma alla fine finisce per abbandonarle, incapace di costruire legami autentici. Questo bisogno di fuga perenne, ma al tempo stesso di ricerca e bisogno di compagnia, e il senso di vuoto interiore lo portano a un lento ma inesorabile declino, rendendo la sua parabola esistenziale una delle più struggenti e dolorose della letteratura giapponese.

Il comparto artistico

I disegni di Usamaru Furuya sono spettacolari e contribuiscono a rendere l’opera ancora più intensa. Il tratto dettagliato e realistico amplifica il senso di angoscia e disperazione che permea la storia. Le splash page, utilizzate con grande maestria, sottolineano i momenti più tragici e potenti della narrazione, rendendo l’esperienza di lettura ancora più immersiva. Proprio per i suoi disegni consiglo assolutamente la Complete Edition che racchiude i tre volumi, in modo da poter visualizzare queste opere d’arte di tavola nel miglior modo possibile. 

La scelta narrativa: il diario come voce fuori campo

Un aspetto particolarmente efficace è l’espediente narrativo del diario: gli eventi ci vengono raccontati attraverso gli scritti di Yōzō, dando alla storia un tono inevitabile e ineluttabile. Per noi lettori, gli eventi devono ancora accadere, ma per il protagonista sono già parte di un passato che lo ha condotto alla disfatta. Questo crea un senso di impotenza, facendoci assistere al suo declino senza possibilità di intervenire.

Ancora più interessante è il fatto che il lettore non sia un semplice spettatore, ma venga trascinato all’interno della storia, quasi immedesimandosi nel mangaka che riceve e legge il diario di Yōzō per tutta l’opera. Questa scelta ci coinvolge direttamente, dandoci la sensazione di essere dentro la narrazione, di sfogliare quelle pagine con un senso di urgenza e inquietudine crescente. È come se fossimo chiamati a giudicare, comprendere o forse solo osservare inermi la caduta del protagonista.

La forza narrativa dell’opera risiede anche nella capacità di Furuya di spingere il lettore a divorare l’intero manga tutto d’un fiato, lasciandosi trascinare dalla disperazione e dal senso di inevitabilità che permea la storia. Allo stesso tempo, ci sono momenti in cui la narrazione impone una pausa: scene particolarmente intense che ci costringono a fermarci, a riflettere sullo stato d’animo di Yōzō e sul perché si sia giunti a certe situazioni. È proprio in questi attimi di sospensione che l’opera raggiunge il suo apice emotivo, facendo emergere tutto il peso della sua tematica esistenziale.

Conclusione

Lo Squalificato è un’opera che colpisce nel profondo e lascia il lettore con un senso di inquietudine e riflessione. La perfetta fusione tra la narrazione intensa di Osamu Dazai e l’arte evocativa di Usamaru Furuya rende questo manga un’esperienza unica, che esplora il lato più oscuro dell’animo umano senza compromessi. Una lettura imprescindibile per chiunque sia affascinato dalle storie che scavano nel dolore e nell’alienazione.

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