LA TERRA DEI FIGLI – Il valore di una carezza dopo la fine del mondo secondo GIPI

“Stai bene?”

“Ma che domanda è?”

In questo brevissimo scambio di battute tra la Strega e uno dei due figli si racchiude, probabilmente, tutto il senso de La terra dei figli di Gipi.

Per noi è una domanda quasi automatica, un rituale quotidiano a cui segue quasi sempre la stessa risposta: “Sì, tutto bene. Tu?”. Una formula di cortesia pronunciata senza pensarci troppo, svuotata del suo significato più autentico.

Nel mondo immaginato da Gipi, invece, quella domanda non ha alcun senso. Non perché i protagonisti stiano bene o stiano male, ma perché non hanno il privilegio di poterselo chiedere. Vivono in una realtà talmente brutale che l’unica cosa che conta è sopravvivere. Non esiste il tempo per interrogarsi sulle proprie emozioni, sui propri stati d’animo o sul proprio benessere. Esiste soltanto la necessità di arrivare al giorno successivo.

Ed è proprio da questa semplice riflessione che prende forma una delle graphic novel italiane più intense degli ultimi anni.

Un mondo dopo la fine

La terra dei figli racconta la storia di due ragazzi e del loro padre in un mondo post-apocalittico. Non sappiamo cosa sia accaduto. Gipi non lo racconta mai e, in fondo, non è nemmeno importante. Il mondo che conoscevamo semplicemente non esiste più.

L’opera si apre con una frase che ne definisce immediatamente il tono:

“Sulle cause e i motivi che portarono alla fine, si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più.”

Eppure un libro esiste ancora.

È il diario del padre, nel quale riversa pensieri, emozioni, paure e ricordi di una vita ormai scomparsa. Un rifugio personale destinato però a rimanere incomprensibile, perché i suoi figli non sanno leggere. Il padre appartiene a un mondo che non c’è più, ma sa che non può permettersi di insegnarlo ai figli. Non c’è spazio per l’amore, per una carezza, per la cultura o per l’arte. Il suo unico compito è prepararli a sopravvivere.

Un viaggio senza spiegazioni

Dopo la morte improvvisa del padre, i due fratelli sono costretti a mettersi in viaggio. Da quel momento attraversano un mondo devastato, popolato da personaggi inquietanti, figure ambigue e situazioni sempre più estreme. La cosa sorprendente è che nulla di tutto questo li stupisce. Quella è la realtà nella quale sono cresciuti; l’unico a sentirsi disorientato è il lettore.

Ed è proprio qui che emerge una delle qualità più grandi di Gipi. L’autore non spiega mai come funzioni questo nuovo mondo, non racconta cosa sia successo e non accompagna il lettore con lunghe spiegazioni. Lo catapulta direttamente nella storia, lasciando che siano le immagini, i silenzi e i dialoghi a costruirne le regole.

Ne nasce un racconto duro, freddo e spietato che, per quanto lontano dalla nostra quotidianità, riesce a sembrare incredibilmente reale.

Chi ricorda il passato e chi non lo ha mai conosciuto

Uno degli aspetti più affascinanti della graphic novel è il contrasto tra chi ha conosciuto il mondo precedente e chi, invece, è nato quando tutto era già finito.

Gli adulti conservano ancora il ricordo della civiltà perduta. I figli, invece, non hanno alcun termine di paragone. Per loro il passato non è nostalgia: è qualcosa che non è mai esistito. L’emblema di questo conflitto è racchiuso in uno dei dialoghi più belli dell’opera:

“I figli hanno ammazzato un cane. È normale, per noi ora. I cani, i gatti, li ammazziamo. Li mangiamo. È giusto. Ma io, ora, con loro cosa dovrei fare? Dirgli che un tempo i cani stavano sui tappeti accanto ai divani, in case calde asciutte e invece di mangiarli gli facevamo le carezze? Se lo facessi, poi dovrei dirgli cos’era un tappeto, una casa asciutta… una carezza.”

In poche righe Gipi racconta la perdita più grande provocata dall’apocalisse. Non quella della tecnologia o delle città, ma quella del significato delle cose. Per spiegare un gesto semplice come una carezza bisognerebbe prima raccontare un intero mondo che ormai non esiste più.

Un bianco e nero che racconta il silenzio

Anche dal punto di vista artistico, La terra dei figli colpisce fin dalle prime tavole.

Il bianco e nero non sono soltanto una scelta estetica, ma sembrano diventare la naturale estensione del mondo raccontato. È come se, insieme alla civiltà, fossero scomparsi anche i colori, lasciando spazio a un universo spoglio, duro e privo di qualsiasi conforto.

Lo stile di Gipi è essenziale, quasi scarno, ma incredibilmente espressivo. Con pochi tratti riesce a trasmettere il peso del silenzio, della fatica e della paura. Le tavole non cercano mai lo spettacolo: raccontano emozioni, tensioni e stati d’animo con una naturalezza disarmante, rendendo credibile ogni situazione.

Anche il linguaggio segue la stessa filosofia. I dialoghi sono semplici, diretti, a tratti persino rozzi, ricchi di espressioni popolari. Una scelta perfettamente coerente con personaggi cresciuti in un mondo dove la cultura è ormai un ricordo e le parole servono soltanto a comunicare ciò che è strettamente necessario.

Un’apocalisse che parla del presente

La terra dei figli non è soltanto un racconto post-apocalittico. È soprattutto una riflessione sul presente.

Attraverso una società portata all’estremo, Gipi costruisce un’opera profondamente sociale che denuncia il rischio di perdere ciò che ci rende davvero umani: la memoria, la cultura, l’empatia e la capacità di creare legami. L’apocalisse diventa così uno strumento narrativo per osservare il nostro mondo da una prospettiva diversa. Più che immaginare un futuro impossibile, l’autore ci invita a riflettere sul presente e sul valore di quelle piccole cose che spesso diamo per scontate.

Non c’è nulla di più efficace che osservare la realtà attraverso occhi diversi per sviluppare uno sguardo più critico e consapevole sulla società in cui viviamo.

Conclusioni

La terra dei figli è una di quelle opere che continuano a lavorare dentro il lettore anche dopo aver chiuso l’ultima pagina. Un fumetto duro, essenziale e profondamente umano, capace di raccontare la fine del mondo per ricordarci ciò che rende davvero tale l’essere umano.

Se vi abbiamo convinti a leggerlo, potete trovarlo qui.

Titolo: La terra dei figli
Autore: GIPI
Editore: Coconino Press
Prezzo: 25 € – Volume unico con copertina rigida (autoconclusivo)
/ 12,90 € – Volume unico con copertina flessibile (autoconclusivo)

VOTO FINALE

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