Il termine RNG sta per Random Number Generator, cioè “generatore di numeri casuali”. In ambito videoludico è l’algoritmo che gestisce la casualità all’interno di un gioco: dall’esito di un colpo critico alla probabilità di trovare un oggetto raro. Quando un giocatore dice “è tutta colpa dell’RNG”, sta accusando la fortuna (o sfortuna) di aver deciso le sorti della partita.
RNG nei videogiochi
L’RNG è presente praticamente in ogni genere. Nei giochi di ruolo stabilisce se un attacco va a segno, nei gacha decide quali personaggi ottieni nelle summon, negli shooter può influenzare il loot lasciato dai nemici. In titoli come Diablo, World of Warcraft o Genshin Impact, la dipendenza dall’RNG è talmente forte da diventare un vero argomento di discussione nelle community, tra chi lo ama perché rende le partite sempre diverse e chi lo odia perché può vanificare ore di sforzi.
RNG nei giochi da tavolo
Anche se il termine nasce nei videogame, il concetto di RNG esiste da sempre nei giochi da tavolo. Ogni volta che lanci un dado o peschi una carta stai affidando il destino alla casualità. Classici come Monopoly o Risiko! basano gran parte delle loro dinamiche sull’alea, mentre giochi moderni come The Quacks of Quedlinburg (Devir) hanno trasformato l’elemento casuale in una vera e propria strategia di push-your-luck.
RNG e cultura nerd
Il concetto di RNG è talmente diffuso che è entrato nel linguaggio comune dei gamer. Dire “ho perso per colpa dell’RNG” è come dire che la sorte ha remato contro di te. Molti streamer e content creator lo usano ironicamente, trasformando la casualità in meme. Anche nei manga e negli anime a tema videoludico o fantasy capita che la “fortuna” del protagonista venga descritta come se fosse un RNG segreto che lo favorisce o lo ostacola.
Perché l’RNG divide i giocatori
L’RNG è un’arma a doppio taglio. Da un lato rende i giochi più imprevedibili e avvincenti, dall’altro può dare frustrazione perché mette parte della vittoria nelle mani della fortuna. Per questo tanti designer moderni cercano di bilanciarlo: non eliminarlo del tutto, ma trasformarlo in un elemento da gestire, capace di creare tensione e divertimento.
