Giochi da tavolo, giochi di società, giochi in scatola.
Tre espressioni che mi pare di sentire spesso come sinonimi. La differenza dove sta? Saperlo non cambierà la vostra serata di gioco, e soprattutto è una distinzione fatta da me, ossia prossima alla critica. L’etimologia delle parole è un qualcosa che mi ha sempre affascinato ed in questo caso sono stato proprio contento di addentrarmici.
Tavolo o tavola? La guerra di un millimetro semantico
Da quello che ho visto sia tavolo che tavola derivano dal latino tabula, che significava genericamente «asse», «piano», «lastra». I Romani ci mettevano sopra da mangiare, ci scrivevano leggi, ci appoggiano tavolette di cera per prendere appunti. Insomma, la tabula era il multipurpose desk dell’antichità.
Nel passaggio al volgare italiano, la parola si è sdoppiata. Tavola è rimasta più vicina al significato originale di «piano» o «asse», si dice tavola da surf, tavola pitagorica, tavola rotonda. Tavolo invece si è specializzato nell’indicare il mobile su quattro gambe che tutti abbiamo in casa, con un’accezione più moderna e più legata all’oggetto fisico nella sua interezza.
Quindi giochi da tavolo è la forma moderna e standardizzata quella che trovate sui cataloghi, nei regolamenti, nelle fiere di settore. Giochi da tavola non è sbagliata in senso assoluto, ma ha un sapore arcaico, quasi da ricettario della nonna.
Giochi di società: quando il tavolo non c’entra niente
Società viene dal latino societas, da socius il compagno, l’alleato, chi condivide qualcosa con te. Un gioco di società è quindi, etimologicamente, un gioco che si fa insieme. Non ci dice nulla del supporto fisico, non implica un tabellone o delle pedine, e non richiede necessariamente che ci sia un tavolo in mezzo.
Quindi mi viene da dire che il focus non è il piano di appoggio, è la relazione tra chi gioca.Questo lo rende la categoria ombrello per eccellenza: i giochi di ruolo sono giochi di società, i party game sono giochi di società, le charade alle code dei parchi divertimento tecnicamente sono giochi di società. Il Telefono Senza Fili fatto negli spogliatoi della piscina alle elementari è un gioco di società.
Giochi in scatola: il marketing che si spaccia per categoria
E poi c’è il gioco in scatola, che è un’espressione di tutt’altra natura. Qui non stiamo parlando di un’esperienza, di una modalità sociale o di un piano d’appoggio. Stiamo parlando di un formato commerciale. La scatola è il contenitore, il prodotto confezionato, il rettangolo di cartone con la grafica fica che vi ha convinto a spendere 40€ a Natale che non avete ancora aperto.
Etimologicamente, scatola deriva probabilmente dall’arabo qutbiyya o dal greco tardo, ma il concetto è semplice: è qualcosa che contiene qualcos’altro. Ed è precisamente qui che la categoria giochi in scatola tradisce la sua natura merceologica: non ci dice niente sull’esperienza di gioco, solo che il prodotto è stato confezionato e messo in vendita in una forma fisica. Gli scacchi, che esistono da circa millecinquecento anni, diventano un gioco in scatola nel momento in cui li comprate da un negozio dentro una scatola, giusto?
Allora, come li chiamiamo?
Ripeto che ovviamente questa classificazione l’ho fatta io, basandomi sulla mia esperienza:
- Giochi da tavolo: letteralmente ogni gioco che ha delle board, dei dadi e dei meeple o token, insomma qualcosa di cui non bastano le vostre mani e ginocchia per poggiarci i componenti.
- Giochi da tavola: termine che non ho mai usato, ma che dopo la ricerca etimologica comincerò ad utilizzare per riferirmi a tutti quei giochi che sono palesemente usciti prima del 1950 o che si riferiscono a sfere auree o filosofeggianti.
- Giochi di società: tutti quei giochi che se portati ad un matrimonio la prima reazione degli invitati non è “fate voi, dov’è il vino?” ma “prendo il vino e arrivo”.
- Giochi in scatola: beh qua ci comprenderei le prime due categorie, solo se sono contenuti in una scatola, perché un mazzo di carte tenuto assieme da un elastico è ok un gioco da tavolo, ma non è un gioco in scatola a questo punto. Un mazzo Magic nel suo porta deck? Parliamone, secondo me dipende dal formato.
Va beh ora smettete di leggere e andate ad aprire una scatola, sedetevi ad un tavolo, e giocate con qualcuno a qualcosa.



