Come sapete, noi di TheCornerd abbiamo un debole per il Giappone. Io al punto da venirci a vivere. E proprio da tale scelta nasce questa rubrica J-Corn, il cui obiettivo è presentare in modo semplice e divertente alcuni degli elementi della cultura pop giapponese visti attraverso gli occhi di un expat.
Chi si ricorda, a parte il sottoscritto, dei distributori di “palline magiche”? Per chi non lo sapesse, le “palline magiche” sono delle sfere di gomma con dimensioni, colori e grafiche di tutti i tipi, ma dal rimbalzo esagerato. Ebbene, un tempo (i 30 sono sempre più vicini, perciò concedetemi l’espressione) questi oggetti meravigliosi erano collocati all’interno di distributori automatici situati in vari luoghi della città a forma di lampione, con un tronco alla base su cui poggiava una sfera di plastica che le conteneva. Si inseriva una moneta, poi si girava una manovella situata sul busto cilindrico e magicamente una delle palline cadeva ai piedi di quest’ultimo.

E se vi state domandando cosa centrino questi giocattoli all’apparenza molto noiosi, privi di scopo e per nulla eco-friendly con l’argomento di oggi, beh, è normale. Ma e proprio di qualcosa di molto simile che parleremo!
Un ovetto Kinder™, ma senza cioccolato
Oggigiorno questi distributori di “palline magiche” sono quasi scomparsi. O almeno, sono di sicuro infinitamente meno di quando ero bambino. Ma in Giappone, invece, qualcosa di molto simile non solo è fortemente presente, ma addirittura un elemento molto importante della cultura di questo paese. Ovviamente, mi sto riferendo ai ガチャガチャ (gacha-gacha), anche detti ガチャポン (gachapon).
Questo strano nome indica semplicemente tutta quella serie sconfinata (e non sto esagerando) di giocattoli, modellini e/o oggetti che possono essere acquistati tramite un sistema analogo a quello delle sopracitate “palline magiche”: si inseriscono le monetine, si gira una manopola e si riceve una sfera di plastica (detta capsula, ndr) al cui interno si trova l’oggetto.
L’origine del nome sembra essere legata al suono che il distributore fa mentre si gira la manopola e, se ciò vi lascia perplessi, sappiate che in giapponese il vocabolario di parole strutturate allo stesso modo, cioè con un suono ripetuto due volte di seguito, è sorprendentemente ampio.Queste parole sono tutte onomatopee che, in questo linguaggio, assumono un senso compiuto come in questo caso.
Naturalmente, non tutti i distributori vendono gli stessi prodotti, anzi: ciascun distributore contiene solamente un’unica line-up di prodotti che è chiaramente esposta proprio sul distributore stesso tramite un volantino dove si possono vedere tutti i tipi di oggetti ottenibili dalle capsule al suo interno. Chiaramente, non è certo che si ottenga quello che si desidera girando solo una volta la manopola: proprio come gli ovetti Kinder™, infatti, la sorpresa è randomica, ma con il downside di non avere nemmeno il cioccolato per consolarsi!
Foreste di plastica
Sebbene i prodotti all’interno delle capsule siano spesso indicati con il nome inglese capsule toys, tale definizione non rende giustizia alla varietà quasi disarmante di oggetti cosi venduti, perché non solo di giocattoli si sta parlando. Per questo, di seguito proviamo a raggrupparli in delle macro-categorie:
- Soprammobili → Chincaglieria di plastica, senza una vera e propria utilità se non quella di prendere polvere e farvi odiare ancor più le pulizie di primavera. Eppure, grazie a design accattivanti, carini ed unici funziona. Vedere per credere!
- Riproduzioni in miniatura → Veri e propri modellini in scala di oggetti reali: per la maggior parte prodotti alimentari, con tanto di apertura e contenuto all’interno semi-realistico, ma anche macchine qualora non ce ne si possa permettere una vera, magari.
- Oggetti utili → Ebbene si, non solo ciarpame: anche oggetti utilizzabili nella quotidianità diventano sorprese che permettono a chiunque di divertirsi come un bambino. Passiamo dalle borse di plastica per la spesa, ai portachiavi fino ad arrivare alle fasce per capelli. Menzione speciale per i sottobicchieri, che vengono venduti tramite lo stesso sistema, ma senza capsula ovviamente.
Chiaramente, questi tre insiemi non sono privi di intersezioni (o disgiunti, per i matematici che ci seguono) e, un altro aspetto che gioca un ruolo fondamentale nel successo di questi prodotti sono le collaborazioni con marchi molto famosi, tra i quali Pokémon™ e One Piece™, giusto per citarne alcuni.
Per quanto riguarda il dove si trovano questi distributori, beh, non sarebbe un’esagerazione rispondere con: ovunque.
Nelle stazioni, fuori dai drug stores (negozi simili a farmacie, ndr), nei centri commerciali, nei ゲームセンター (se non sapete cosa siano, qui trovate quello che vi serve sapere a riguardo) e, ovviamente, nei negozi specializzati. Già, avete letto bene. Esistono dei negozi solamente di ガチャポン e si tratta di stores, talvolta multi-piano, con all’interno oltre 1000 distributori diversi! Ora non dovreste sorprendervi nel sentire che alcuni sono anche chiamati “foresta di gachapon”.

Il collezionismo è una brutta bestia
Credo siano in tanti quelli che, giunti a questo punto, si stiano chiedendo perché tali prodotti abbiano cosi tanto successo ed e ciò che proveremo a spiegare in questo paragrafo.
Un primo fattore da prendere in considerazione è l’alta collezionabilità di questi oggetti: cronicamente escono nuove serie ed il ricircolo costante fa si che, per completare un dato set di interesse o accaparrarsi anche solo una figure di una certa line-up, si abbiano a disposizione non solo dei tentativi, ma anche del tempo, limitati. Infatti una volta terminate le sfere all’interno del distributore, non è garantito ve ne siano altre e può quindi diventare necessario cercare la medesima line-up in un altro luogo, proprio come una caccia al tesoro (che nel paese natale di One Piece™ ha tutto un altro sapore!). E se non la si dovesse trovare da nessun’altra parte, allora non resta che votarsi al santo Internet, come spesso accade nel 2025, preparandosi ai prezzi del mercato secondario. Si aggiunga inoltre che prodotti altamente nostalgici o di successo vanno sold-out anche nell’arco della stessa giornata in cui vengono rilasciati, ed ecco che non stupisce vedere ogni tanto persone sbirciare con torce del cellulare le palline all’interno nella speranza di capire cosa uscirà al prossimo giro.

In secondo luogo, questi oggetti sono accessibili sotto molti punti di vista: praticamente ci si inciampa per strada; sono piccoli a sufficienza che collezionarli non richiede molto spazio; possono essere utilizzati per personalizzare cartelle, zaini o ombrelli; costano relativamente poco (un tentativo varia dai ¥300 ai ¥500, dai 2 ai 3.5 euro circa).
Infine, non hanno età: bambini, ragazzi, adulti ed anziani possono trovare qualcosa di loro gusto e divertirsi tutti allo stesso modo, girando la ruota. Proprio come diceva un grande: “Allegria!”
Tenendo quindi presente tutto ciò, nonostante possano sembrare solamente un affronto ecologico (cosa di cui le stesse aziende sono consapevoli e motivo per cui dove ci sono dei distributori, ci sono cestini appositi per il recupero delle capsule), è quasi scontato che chiunque venga in Giappone finirà per trovare un gachapon che solleticherà l’atavica voglia di testare la propria fortuna.
Fosse anche solo per avere un souvenir particolare con un’interessante storia annessa.
Se vi piace la serie J-Corn, sotto trovate il primo episodio:

