BIONICLE – La serie Lego che ha segnato un’epoca

Vi sblocco un ricordo: Bionicle! Eh sì, in questi giorni in cui LEGO annuncia collaborazioni con grandi brand come Pokémon e One Piece, è il momento perfetto per riattivare l’effetto nostalgia. Per chi è cresciuto nei primi anni 2000, Bionicle ha rappresentato una tappa fondamentale dell’infanzia, con il suo mix unico di costruzioni, storytelling e avventura.

La Nascita: Un Salvataggio per LA LEGO

Bionicle era una linea di giocattoli della serie Technic, lanciata da LEGO nel 2001 con i Toa Mata, sei iconici set iniziali. La produzione è proseguita fino al 2010, concludendosi con i Bionicle Stars, una serie celebrativa che raccoglieva alcuni dei personaggi più rappresentativi in formato ridotto.

Alla fine degli anni ’90, LEGO non se la passava bene. Nonostante fosse stato eletto “gioco del secolo” nel 1999, l’azienda stava affrontando una piccola crisi. Il successo dei Pokémon e di altri brand aveva sottratto attenzione ai mattoncini danesi, mentre la partnership con Star Wars, pur generando vendite record, risultava poco profittevole a causa delle salatissime royalties da pagare a Lucasfilm. LEGO aveva bisogno di un’idea 100% originale per riportare denaro nelle proprie casse senza vincoli esterni.

L’Idea Dietro Bionicle: Un’Intuizione Rivoluzionaria

L’idea di Bionicle nacque dalla mente di Christian Faber, un pubblicitario dell’agenzia Advance di Copenaghen. Faber immaginò una linea di action figure costruibili, che utilizzassero elementi LEGO diversi dal classico mattoncino, per offrire un’esperienza di gioco completamente nuova. Prima di arrivare ai Bionicle, LEGO testò il concetto con due linee sperimentali: Slizer e Roboriders, che ottennero un discreto successo.

Vedendo il potenziale di questa nuova formula, LEGO decise di investire seriamente nel progetto, e nel 2000 nacquero i Bionicle, il cui nome è una crasi tra Biological e Chronicle. La storia vedeva come protagonisti i Toa, guerrieri biomeccanici impegnati a proteggere l’isola tropicale di Mata Nui dal malvagio Makuta Teridax.

L’idea alla base di Bionicle era quella di creare un universo narrativo avvincente che combinasse tecnologia, mitologia e natura. Non si trattava solo di costruire e collezionare figure: il mondo di Bionicle aveva una storia profonda, espansa attraverso fumetti, film, libri e persino giochi online, creando una community affezionata di fan.

L’idea dei sei eroi piovuti dal cielo all’interno di capsule nacque da un’esperienza personale di Christian Faber. Mentre combatteva contro un tumore benigno al cervello, il pubblicitario iniziò a vedere le pillole che assumeva quotidianamente in modo diverso: e se contenessero microscopici robot, capaci di riparare il corpo dall’interno? Da questa intuizione nacque il concept di Bionicle: guerrieri biomeccanici sigillati in capsule, pronti a risvegliarsi e combattere per riportare l’equilibrio sull’isola di Mata Nui. Un’idea nata da una sfida reale, trasformata in una delle saghe più icone del mondo Lego. 

E pensare che io da bambino mi preoccupavo esclusivamente di prendere il Bionicle, farlo lottare contro un altro Bionicle, distruggerli entrambi, rimontarli e così in un loop infinito. Invece, dietro questi semplici giocattoli c’era un vero e proprio universo.

L’Universo: Mitologia e Avventura

L’universo di Bionicle ruotava attorno all’isola di Mata Nui, abitata dai Matoran e protetta dai Toa, sei guerrieri leggendari con il compito di fermare l’antagonista principale: Makuta Teridax. La storia era un mix di lotte tra il bene e il male, segreti da svelare e un’epica missione per risvegliare il grande spirito Mata Nui, intrappolato in un sonno profondo da Makuta.

Ogni nuova ondata di set ampliava la trama: dai Toa Nuva ai Piraka, passando per i Glatorian, il mondo di Bionicle evolveva continuamente, mantenendo i fan incollati alle loro storie.

L’Eredità: Un’Icona Indimenticabile

Bionicle non è stato solo un giocattolo, ma un fenomeno culturale che ha segnato un’intera generazione. Oltre al successo tra i fan LEGO, Bionicle riuscì a influenzare persino il mondo della moda. Nel 2006, Nike lanciò una linea di scarpe ispirate ai Toa Inika, con un design futuristico che richiamava i colori e gli elementi distintivi dei personaggi. Sebbene l’estetica fosse piuttosto discutibile – tanto da essere ricordate oggi come un esperimento audace ma poco riuscito – le scarpe andarono incredibilmente a ruba, diventando un pezzo da collezione per gli appassionati del brand.

Ancora oggi, a distanza di anni dalla sua chiusura, la fanbase di Bionicle rimane attiva, con progetti, remake e tributi dedicati a questo universo. LEGO ha provato a riportarlo in vita nel 2015 con un reboot, ma senza riuscire a ricreare la magia dell’originale. Forse perché Bionicle non era solo un giocattolo, ma un viaggio epico che abbiamo vissuto da bambini e che porteremo sempre con noi.

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