Come sapete, noi di TheCornerd abbiamo un debole per il Giappone. Io al punto da venirci a vivere. E proprio da tale scelta nasce questa rubrica J-Corn, il cui obiettivo è presentare in modo semplice e divertente alcuni degli elementi della cultura pop giapponese visti attraverso gli occhi di un expat.
Che la cultura nipponica sia un fenomeno globale non dovrebbe sorprendere più nessuno. A One Piece™ manca poco per superare La Bibbia e divenire il libro più venduto al mondo; Dragon Ball™ continua a raccogliere nuovi fan anche dopo la scomparsa del suo creatore; Pokémon™ affascina cronicamente nuove generazioni con gli ultimi titoli del brand, e questi sono solo alcuni dei nomi che probabilmente anche una persona completamente disinteressata al mondo nerd ha sentito, fosse solo per sbaglio.
E la domanda sorge spontanea: come fa un manga a superare La Bibbia? Beh, al di là di essere illustrato, io vorrei provare a dare un’altra risposta.
“Non conta ciò che dicono, l’importante è che parlino di me”
O almeno, così diceva Oscar Wilde. E vorrei partire proprio da tale affermazione per spiegare il perché le collaborazioni di marca (anche dette co-branding) possano essere, a mio modesto parere, la ragione del successo dei marchi nipponici.
Innanzitutto, un po’ di nozionismo in stile Superquark™: una collaborazione di marca è una pratica di marketing che coinvolge due brand i quali co-operano per creare un prodotto, un servizio o una campagna congiunta. Gli scopi alla base di tale pratica sono molteplici, ma i principali sono raggiungere nuovi settori di mercato e migliorare la propria immagine.
In Giappone, questa pratica non solo è ampiamente diffusa, ma coinvolge spesso e volentieri personaggi e marchi provenienti dal mondo pop nostrano. Questo ovviamente fa sì che, ovunque si guardi, si scorga il cappello di paglia di Luffy, le pacioccose guance rosse di Pikachu o la chioma dorata del Super Sayan.
Già, perché il segreto sta proprio nella capillarità di questa pratica: è difatti banale dedurre che, anche senza esserne affascinati a primo acchito o del tutto ignorare la storia dietro il personaggio che si sta guardando, trovarselo in bella mostra persino sul bagnoschiuma porti a generare un minimo di interesse anche nel più stoico degli acquirenti, nonché ad una popolarità dei personaggi più frequentemente rappresentati sconcertante, al punto da chiamarli per nome senza però mai aver letto nulla su di loro, ad esempio.
Proprio come diceva il buon Oscar.

Uno, nessuno e centomila.
Il tocco di genio, però, sta nella tipologia di collaborazioni e nel target a cui sono rivolte.
Dolcetti, bevande, snack, catene di sushi a nastro: la stragrande maggioranza di esse sono con produttori di cibi e/o bevande comprate principalmente da bambini, o da genitori, nonni ed affini per loro.
Il bambino avrà quindi un dolce ricordo associato al personaggio riportato sulla confezione della merendina che si è appena gustato, qualora non faccia già parte dei suoi momenti felici perché presente nel suo videogioco o manga preferito. Si aggiunga poi la quasi sempre immancabile sorpresa a tema (spesso collezionabile e randomica, per ricondurci alla fortuna nel quotidiano di qui ho parlato qui) ed ecco che proprio quel bambino si ritrova sulla buona strada per diventare un nuovo fan del brand con ancora tanti anni di acquisti davanti a sé. Difatti, come molti esperti di marketing hanno già teorizzato e dimostrato, fidelizzando i consumatori in tenera età non solo ci si garantisce un cliente a vita, ma anche un possibile ambasciatore per le generazioni future.
Ovviamente, anche la distribuzione capillare tipica della società giapponese incide sul diffondersi a macchia d’olio di questi marchi.
Le collaborazioni con generi alimentari sono reperibili in qualunque コンビニ(konbini), supermercato e drug-store; quelle sotto forma di ガチャガチャ (gacha-gacha, per chi venisse dalla Luna e non sapesse cosa siano, qui abbiamo riportato tutto quello che occorre sapere a riguardo) sono reperibili come funghi e causano veri e propri movimenti migratori al day-one; quelle con le catene della ristorazione convincono chiunque a ritornare nel solito posto per mangiare il solito brodo, ma con sapori (e gadget inclusi) diversi. Insomma, una perfetta integrazione con la quotidianità di milioni di abitanti fa sì che i marchi affermati prosperino in quella che sembra quasi una Golden Age senza fine.
Del doman non v’è certezza.
Ma come ci ricorda questo famoso verso, nulla è veramente mai scontato ed anche i colossi possono cadere. Ma raramente in Giappone, forse.
Sono infatti tanti i giochi di carte che non hanno trovato terreno fertile oltreoceano ed ancora prosperano qui nel Sol Levante. Oppure, titoli anche famosi al di fuori del loro paese Natale come Yu-Gi-Oh™ e Digimon™ che però vantano svariati videogiochi rilasciati solamente qui e mai esportati in altri stati.
E le collaborazioni sono, a mio avviso, parte del perché ciò accada ,parte del perché qui i marchi prosperino.
Perché quando, ovunque tu vada, ti ritrovi sempre gli stessi personaggi, alla fine vuoi sapere come mai siano dappertutto. È naturale. Così come è naturale cercare da dove questi personaggi arrivino, e da lì al diventarne fan è solo questione di una piccola spinta…
E per la cronaca: questo è esattamente come io siano finito a guardare tutto Demon Slayer™ in due settimane, così da poter andare a vedere il film di cui tutti parlavano al cinema e finalmente dare un nome a tutti quei personaggi che vedevo in ogni negozio!
Dannate collaborazioni…



