Murakami è un autore che apprezzo molto, soprattutto per la sua capacità di coinvolgere emotivamente il lettore in modo semplice, diretto e naturale. Lo aveva già dimostrato con Il cane che guarda le stelle (Qui trovate la nostra recensione) e ci riesce di nuovo con PINO, il suo ultimo manga, pubblicato da J-POP Manga in un volume unico.
Al centro dell’opera c’è una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: un’intelligenza artificiale può avere un cuore?

LA STORIA
Attraverso questo interrogativo seguiamo le vicende di PINO, un’intelligenza artificiale installata in una serie di robot umanoidi progettati per migliorare, ciascuno a suo modo, il mondo in cui vivono. La storia è ambientata in un futuro molto vicino, il 2045, dove l’AI è ormai parte integrante della quotidianità.
Pino lavora a stretto contatto con Hana, una ricercatrice impegnata in test scientifici e nell’allevamento di animali con l’obiettivo di trovare nuove cure per la salute umana. Tutto procede senza problemi, fino a quando il progetto viene cancellato. Di conseguenza, anche Pino deve essere disattivato e messo definitivamente fuori uso.
Da un’intelligenza artificiale ci si aspetta un’esecuzione fredda e immediata degli ordini. Ma qui accade qualcosa di inatteso: Pino tenta di salvare gli animali e di fuggire. Per ragioni sanitarie e di sicurezza, l’azienda decide di radere al suolo il centro di ricerca, distruggendo tutto, compreso Pino.
Perché questo comportamento? Un errore di codice? Un malfunzionamento del sistema?
Hana esclude ogni ipotesi tecnica, fino a rimanere con una sola possibilità, la più scomoda: e se Pino avesse sviluppato un cuore?
STORIE CHE SI INTRECCIANO
Da qui il racconto si apre e segue nuove prospettive. C’è quella di un detective malato terminale, licenziato perché, indagando sul caso Pino, sosteneva l’idea che l’AI fosse capace di provare sentimenti. Ormai vicino alla fine, la sua unica ragione di vita diventa dimostrare di avere avuto ragione, cercando altri modelli di Pino ancora attivi.
E poi c’è la storia di Ryoko Kyo, finita in coma dopo un incidente in cui perde il figlio, investito da una delle prime auto a guida autonoma. Al suo risveglio, anni dopo, Ryoko è invecchiata, ma la sua mente è rimasta ancorata a vent’anni prima. Crede che il figlio sia ancora vivo e viva con lei, quando in realtà ciò che le è stato “donato” è un modello di Pino, fornito dall’azienda come forma di risarcimento e, soprattutto, come tentativo di mettere a tacere l’accaduto.

EMPATIA, LENTEZZA E DOMANDE SCOMODE
PINO è un manga che lavora sulla sensibilità del lettore, costruendo un’empatia che cresce lentamente, senza forzature. Non punta su grandi colpi di scena, ma su una progressione fatta di piccoli scarti emotivi, momenti minimi che, messi insieme, portano a un finale dal sapore agrodolce.
Pur essendo un’opera di fantascienza, il mondo raccontato è chiaramente diverso dal nostro, le dinamiche umane che lo attraversano sono incredibilmente vicine alla realtà. Le scelte, spesso istituzionali, hanno conseguenze concrete sulle persone, che non combattono contro un vero antagonista, ma contro decisioni impersonali. I personaggi non “vincono” né “perdono”: vanno avanti, cercano di adattarsi, trovano nuovi equilibri.
Ed è qui che la domanda torna, costante, quasi ossessiva: l’intelligenza artificiale può avere un cuore?
Ogni volta che sembra di essere vicini a una risposta, Pino interviene con una battuta fredda, logica, orientata unicamente alla risoluzione del problema. Eppure, come lettori, restiamo sempre con quel dubbio sospeso: è davvero solo calcolo? O c’è qualcosa di più?
È proprio questo il fascino dell’opera: costringerci a ripensare cosa significhi davvero “avere un cuore”.

DISEGNI E MESSA IN SCENA
Murakami sceglie una regia visiva sobria, che rinuncia volutamente al virtuosismo tecnico per concentrarsi su ciò che conta davvero: le emozioni. Il tratto è pulito, mai invadente, e le tavole sono costruite per guidare lo sguardo del lettore più che per stupirlo. Le macchine restano sullo sfondo, quasi anonime, mentre il peso narrativo ricade sempre sulle persone, o su ciò che di umano riesce a emergere anche nei corpi artificiali.
La gestione degli spazi è uno degli elementi più riusciti dell’opera. I vuoti, i silenzi grafici, le pause tra una vignetta e l’altra diventano strumenti narrativi veri e propri: dilatano il tempo nei momenti più delicati e lo comprimono nella quotidianità, creando un ritmo di lettura che segue l’emotività della storia più che la sua trama.
Anche il character design lavora in sottrazione. Pino è riconoscibile come androide, ma senza mai scivolare nell’estetica fantascientifica classica. I segni della sua natura artificiale sono accennati, mai ostentati, e proprio per questo efficaci. Non appare come una macchina travestita da umano, ma come una presenza che diventa progressivamente familiare, quasi rassicurante, spingendo il lettore a guardarlo, e giudicarlo, come farebbe con una persona.
RIFLESSIONI FINALI
PINO è un manga delicato, riflessivo e profondamente umano. Una storia che parla di intelligenze artificiali, sì, ma soprattutto di noi, delle nostre paure, delle nostre responsabilità e del bisogno di riconoscere valore anche dove non siamo abituati a cercarlo.
Un’opera che cresce lentamente, senza mai annoiare, e che lascia il lettore con una domanda semplice e potentissima, che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.
Se vi abbiamo convinti a leggerlo, potete trovarlo qui.
Titolo: PINO
Autore: Takashi Murakami
Editore: J-Pop Manga
Prezzo: 15 € – Volume unico (autoconclusivo)
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