Shovelware è un termine usato in modo dispregiativo per indicare videogiochi (o software) di bassissima qualità, prodotti e pubblicati in grande quantità, spesso con poco tempo e pochi mezzi.
Il nome deriva dall’inglese to shovel, “buttare con la pala”: l’idea è quella di riempire il mercato senza preoccuparsi del valore del prodotto.
Da dove nasce il termine
Il concetto di shovelware nasce già negli anni ’80 e ’90, ma esplode con le console e i supporti che permettono una pubblicazione facile ed economica.
Quando i costi di produzione si abbassano, aumentano anche i titoli realizzati solo per sfruttare una moda o una piattaforma.
Le caratteristiche tipiche
Un gioco definito shovelware presenta spesso:
- Gameplay ripetitivo o mal rifinito
- Grafica e audio minimi o riciclati
- Sfruttamento di licenze famose o trend del momento
- Assenza di supporto o aggiornamenti
Non sempre è un gioco “rotto”, ma quasi sempre è privo di identità.
Shovelware e console
Il termine è stato usato molto in riferimento a console come Nintendo Wii e Nintendo DS, che grazie al grande successo commerciale hanno attirato molti titoli realizzati in fretta per cavalcare l’onda. Con gli store digitali moderni, il problema si è spostato anche su PC e console attuali, dove la quantità di giochi pubblicati rende più difficile distinguere la qualità.
Perché è ancora rilevante
Parlare di shovelware oggi significa discutere di curatela, visibilità e qualità negli store digitali.
Non tutti i giochi semplici o a basso budget sono shovelware: il termine si riferisce più all’assenza di cura che alle risorse disponibili.
Curiosità
- Alcuni titoli nati come shovelware sono diventati cult involontari.
- Il confine tra shovelware e indie mediocre è spesso soggettivo.
- Il termine viene usato anche fuori dal mondo videoludico, per software o contenuti digitali di scarso valore.
