Se pensi al Giappone moderno, tra samurai del passato e idol del presente, c’è una figura che domina la vita quotidiana e la cultura pop: il Salaryman (サラリーマン). Completo scuro, camicia bianca, cravatta sobria, ventiquattrore in mano… e spesso un’espressione che dice tutto: “non ho dormito abbastanza”.
Chi è il Salaryman?
Il termine deriva dall’inglese salary (“stipendio”) + man. Indica il tipico impiegato giapponese, di solito maschio, che lavora in azienda con contratto a tempo pieno. Il suo ruolo sociale è enorme: rappresenta la dedizione assoluta all’impresa, la stabilità economica e l’identità collettiva del Giappone del dopoguerra.
Stereotipi e realtà
Il salaryman è spesso dipinto come:
- Vestito sempre uguale (giacca, cravatta, 24 ore),
- Dedito a orari interminabili e straordinari infiniti,
- Partecipe all’after work drinking (nomikai), dove i colleghi continuano la giornata davanti a birra e sakè,
- Passeggero immancabile dei treni affollati di Tokyo.
Dietro questo cliché c’è un lato più serio: il salaryman è simbolo della work culture giapponese, famosa per disciplina e sacrificio, ma anche criticata per stress, burnout e mancanza di equilibrio vita-lavoro.
Il Salaryman nel mondo nerd
Questa figura è talmente radicata che non poteva non entrare nella cultura pop e nerd:
- In anime e manga, il salaryman è spesso usato come personaggio comico o tragico: pensiamo a Aggretsuko, dove l’ufficio diventa una giungla sociale.
- In alcuni isekai, il protagonista è un salaryman che muore stremato al lavoro e rinasce in un mondo fantasy (un cliché amatissimo!).
- Nei videogiochi, a volte appare come NPC o personaggio secondario, incarnazione del Giappone moderno “medio”.
- Persino in giochi da tavolo e di carte giapponesi, la figura del salaryman è comparsa come satira o archetipo.
Un samurai in giacca e cravatta
In fondo, il salaryman è visto come il samurai contemporaneo: non combatte con la katana, ma con fogli Excel e riunioni infinite. Un eroe silenzioso della modernità giapponese, che porta sulle spalle sia il mito della dedizione sia il peso della società competitiva.

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