Il termine roguelike si riferisce a un sottogenere videoludico nato con un gioco chiamato Rogue, pubblicato nel 1980. Era un dungeon crawler con visuale testuale, livelli generati casualmente e… una sola vita. Se morivi, si ricominciava tutto da capo. Nessun salvataggio. Nessun perdono. Solo game over e voglia di riprovarci.
Da quel momento, il genere ha preso forma attorno a una serie di caratteristiche chiave che lo distinguono ancora oggi.
Le regole del gioco
Un roguelike puro (secondo la cosiddetta Berlin Interpretation) include:
- Permadeath: se muori, perdi tutto e riparti da zero
- Generazione procedurale: i livelli, i nemici, gli oggetti cambiano a ogni run
- Gameplay a turni e basato su griglia (nei classici)
- Alta difficoltà e necessità di imparare dagli errori
Nel tempo, però, è nato anche il termine roguelite: giochi ispirati ai roguelike ma con progressione parziale tra una run e l’altra. Titoli più accessibili, ma con la stessa tensione e varietà.
Esempi noti
Se stai pensando a Hades, Dead Cells, The Binding of Isaac, Slay the Spire, Enter the Gungeon o Rogue Legacy, sei nel mondo roguelite.
I più puri invece li trovi in giochi come Nethack, ADOM, Cogmind, Caves of Qud – esperienze più ASCII, hardcore, e molto più simili al Rogue originale.
Un roguelike è una lezione di umiltà videoludica: ogni errore si paga, ogni run è unica, ogni vittoria è sudata.
È un genere per chi ama l’imprevedibilità, il rischio, e la sensazione di migliorare non perché il gioco ti regala poteri… ma perché stai imparando davvero.
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